10 agosto 2017

“The geography of poverty” foto di Matt Black



di Gianni Quilici

Matt Black, fotografo della Magnum, tra il 2014 e il 2017 ha percorso più di 80mila chilometri e 46 stati per fotografare le comunità americane con tassi di povertà superiori al 20%. Questa è l’informazione del progetto, divenuta mostra e libro “The geography of poverty”, e quella che vediamo è una delle foto scelte tra le migliaia scattate.
Ed è una foto, almeno così l’ho percepita, che non solo immediatamente piace, ma anche sorprende. Mi sono chiesto perché e ho individuate due ragioni, tra loro, intrinsecamente collegate.

Per un verso l’iperrealismo del primissimo piano del tronco e della mano, reso più potente dall’incisione dello scatto, che coglie le miriadi di dettagli presenti nei due soggetti-oggetti rappresentati: le vene e le venuzze, i pulviscoli e le irradiazioni, le pieghe e  le linee, le ombre e le luci, le sfumature di colori. Insomma,  per dirla in poche parole, la bellezza raccolta in un insieme infinitesimale di microcosmi umani e materiali.

Per un altro verso la simbologia chiara, e nello stesso tempo indefinita e quindi aperta all’immaginazione, della mano dell’uomo grande e antica posata sul palo di legno nello sfondo di nuvole e cielo, di campi e di spazio.
Non una simbiosi, ma un rapporto stretto tra l’umano e il naturale, dove l’umano è la mano che è, fa, pensa, trasforma; e la natura è ciò che di più naturale essa produce dalla terra e dal seme: l’albero  e il legno, che  possono diventare poi milioni di oggetti, ed anche un semplice palo.

Ecco, ho pensato, la forza semplice e immediata della foto è in sé nella sua forma e fattura, ed è anche nel suo andare oltre lo sguardo immediato, perché richiama inevitabilmente possibili simboli. Simboli che non hanno un nome, ne’ rimandano a delle immagini precise. Sono i simboli che uno sguardo meticoloso può cogliere; altrimenti rimangono piccole inconsapevoli suggestioni aperte.

Matt Black. Earlimart, California, Stati Uniti d'America.

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