22 febbraio 2017

"Il viaggio come avventura dei sensi" con Sandra Tedeschi, Igor Vazzaz, Gianni Quilici




E’ una recensione del reading poetico-musicale, che va oltre la classica recensione, ma tocca ciò che lo “spettacolo” evocava e lasciava trapelare: la parola, il verso e il senso che essi evocano.

di Sharon Tofanelli

"Il Verso è tutto", diceva D'Annunzio.
Ecco, è ciò che si può chiamare una sconfinata fiducia. Come dire, altrimenti? In quelle quattro parole è implicita una resa. Lui prende un mondo, il mondo dell'umano, con ogni suo accidente, ogni palpito angoscia passione e lo dà alla lingua. Glielo consegna come un pegno di guerra.

"Il Verso è tutto", diceva quel coraggioso.
Ma è così? C'è da fidarsi della parola? Invero, una donna strana, strana e volubile. Pare sempre piccola, sempre infinitesimale. Talvolta si ha l'impressione che il mare debba rovesciarsi tutto in un imbuto, quando ci vien detta la parola ilare: "scrivi".
E se imbuto è la lingua, che non ha voce di fata, ma se la fa prestare da uno sparuto lettore, allora mare, mare chiameremo i sensi, che ci portano al bivio noto.
Perché è così sempre. Il groppo della mente passa dai sensi prima. E talvolta sarebbe meglio esser muti, sordi, ciechi per non scoppiare.

Pure, alle volte nascono eventi come questo. Il Viaggio come Avventura dei Sensi.
Vi si arriva come spiaggiati, a fine giornata. Non è chiesto di ragionare, ma di cedere. Si veleggia piano, tra una poesia, una prosa, una pennellata di chitarra. Si considera il viaggio con la parola, poi con la musica. E dove l'una non arriva, l'altra accorre. Senso e parola sono forse un muto che porta a spasso un cieco e gli narra toccandolo le cose della via. O magari no, magari è la parola a tartagliare e il senso un parlatore impenitente ed eccessivo, che non conosce metodo e annega nei suoi verbi. Occorrono compromessi, mediazioni. Occorre passar le notti dinnanzi al foglio bianco, col groppo alla gola e la lingua che vuol passare, che vuol passare come i cubi di legno nei giocattoli logici dei bambini; così punge, così perde acutezza; troppo rotonda; quadrata da irritare.

"Il Verso è tutto", diceva il pazzo.
Alle spalle dei tre, nella semiluce da salotto, scorrono immagini di strada, di cieli e cammini. La chitarra e la voce, poi un'altra voce e di nuovo la chitarra. Si parla del mondo, si parla dell'umano. Si parla del viaggio, che è là dove l'uno e l'altro si vanno a baciare. Un viaggio è inconcepibile senza uno che lo intraprenda; è inconcepibile senza moto da luogo, a luogo, in luogo. In un certo qual senso, parlando del viaggio si parla dell'universo intero. Lo si fa con la voce dei poeti, passati e viventi. La profusione del canto ne rimescola il mare. Gianni Quilici, scrittore e poeta, Sandra Tedeschi, rexitante, Igor Vazzaz, la voce e la musica.
S'inclina il viaggio come un prisma sotto la luce. Scoperta per uno, speranza, disperazione per l'altro. C'è l'inferno del Divin Poeta, c'è la jungla nera e la tempesta del migrante. C'è lo spettatore che chiude gli occhi, il più trasognato. C'è che forse la parola non basta, che sonorità e luce devono coabitare e magari migliorare. C'è che un giorno, magari, serate come questa veramente non ce le dimenticheremo più. C'è che per come sono fatti alcuni di noi, ci vorrebbe un'Avventura dei Sensi a ogni spigolo di città.
C'è che forse il Verso non è tutto.

"Il viaggio come avventura dei sensi" con Sandra Tedeschi,  Igor Vazzaz, Gianni Quilici. Capannori, cinema teatro Artè. 7 febbraio 2017.

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